Non si può pensare di visitare l’India senza andare a vedere il Taj Mahal.
È un po’ come venire in Italia e non recarsi al Colosseo oppure al Duomo di Firenze (si, lo so, sono un pelino di parte, ma Firenze è sempre Firenze).
Il Taj Mahal è il monumento all’amore.
Fu fatto erigere dall’Imperatore Mogul Shan Jahan in memoria della sua terza moglie Mumtaz Mahal che morì nel 1631, dando alla luce il loro quattordicesimo figlio.
La leggenda narra che in punto di morte Mumtaz chiese come ultimo desiderio a suo marito di erigere un monumento come simbolo del loro amore, e di non sposare mai più nessun’altra donna. 
L’imperatore, disperato, si chiuse a vita privata e dopo un anno relegato in solitudine mantenne la promessa, iniziando la costruzione del Taj Mahal.
I lavori di costruzione, terminati nel 1654, durarono ben 22 anni in cui presero parte 20’000 persone, tra lavoratori, artigiani e architetti provenienti da tutto il mondo.
Oltre 1’000 tra elefanti e bufali furono impiegati per la costruzione e il trasporto dei materiali, provenienti anch’essi da tutto il mondo.
Il marmo bianco da Makrana, il diaspro dal Punjab, la giada e il cristallo dalla Cina, i turchesi dal Tibet, i lapislazzuli dall’Afghanistan, gli zaffiri dal Sri Lanka e la corniola dall’Arabia.
Ventotto tipi di pietre diverse furono incastonate nel marmo affinché la tomba del suo grande amore non fosse solo un pezzo di gelida pietra ma vibrasse di sfumature nella luce del giorno.
E così, a seconda dell’ora del giorno, il Taj Mahal assume una colorazione bianca, rosa o dorata.

Detronizzato dal figlio, l’Imperatore Mogul Shan Jahan trascorse i suoi ultimi anni imprigionato nell’Agra Fort ammirando la sua creazione dalla finestra.
Fino a che, alla sua morte, nel 1666, potè finalmente ricongiungersi con la sua amata, riposando per l’eternità accanto a lei.
La semplicità e la maestosità rendono questo edificio speciale.
Pochi elementi principali che si ripetono in tutte le strutture.
La ricerca ossessiva della perfetta simmetria, sia nelle strutture che nella disposizione degli spazi aperti, è rotta però, quasi ad ironia della sorte, dal monumento sepolcrale di Shan Jahan, posto di lato a quello dell’amata moglie che riposa al centro.
Costruito su un basamento di marmo consente solamente al cielo di fargli da sfondo.

“Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”

Curiosità

Il Taj Mahal è uno dei pochi, se non l’unico, monumento in onore di una donna.
Sfida ogni stereotipo del ruolo della donna nella società islamica.
Terza moglie di Mogul Shan Jahan, anche se il loro fu un matrimonio combinato, furono legati da un rapporto di grande amore, fiducia, amicizia e complicità intellettuale.
Tanto da essere Mumtaz fedele consigliera negli affari di governo.
Un amore paritetico ed esclusivo che mise in ombra le altre mogli.
La sua morte precoce, oltre alle numerose gravidanze, va attribuita all’abitudine di viaggiare sempre al fianco del marito nelle campagne militari.

Informazioni utili

Il Taj Mahal è visitabile dal sabato al giovedì, il venerdì è chiuso essendo giorno di preghiera dei mussulmani.
È aperto dall’alba al tramonto, la biglietteria apre circa 30 minuti prima.
Nel costo dei biglietti per stranieri sono inclusi i copriscarpe e una bottiglietta di acqua.
Se non vi spaventa alzarvi presto, il momento migliore per ammirarlo in tutto il suo splendore senza la calca di visitatori è sicuramente all’alba, fatta eccezione per il periodo invernale in cui talvolta la nebbia ne impedisce la visuale.
L’ingresso, o meglio gli ingressi, occidentale, meridionale e orientale, sono divisi in due file: uomini e donne.
È vietato portare al suo interno cibo e oggetti appuntiti, anche il cavalletto della macchina fotografica.
Se non è necessario, vi consiglio di non portare con voi zaini, borse e marsupi che vi faranno attendere un ulteriore controllo.
Arrivati al basamento di marmo dovrete mettere i calzari sopra le scarpe.
È permesso fotografare ovunque tranne all’interno del mausoleo.

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