Sarà l’aria natalizia, saranno tutte queste lucine, ma mi è venuta voglia di parlare di Cina e in particolare di Fenghuang.
Fenghuang in cinese significa fenice, il mitico uccello del buon auspicio e longevità che rinasce dalle proprie ceneri. In Cina rappresenta uno dei quattro sishen, esseri soprannaturali, insieme al drago, la tartaruga e la tigre.
La leggenda narra che due fenici, sorvolando la città, la trovarono talmente bella da non volerla più lasciare.
È situata nella parte occidentale della provincia dello Hunan, in un’area dalla bellezza naturale straordinaria, circondata da montagne, corsi d’acqua e cielo blu, che ne conferiscono un’aria di misteriosa eleganza mista a semplicità.
L’antica città fenice è un esempio di come fossero i villaggi di provincia prima della modernizzazione del paese. L’architettura, originale, risale al periodo Qing, 1700, ed è ispirata al giardino tradizionale cinese.

I piccoli vicoli, lastricati di pietre ormai consumati dal tempo, consentono di poter raggiungere la banchina del fiume e poter così ammirare da vicino le case di legno costruite su palafitte.
Sono abitate perlopiù da minoranze etniche che mantengono usi e costumi tipici del proprio popolo, lasciando immutato lo stile di vita.
Ma Fenghuang non è bella solamente di giorno…
É di sera che possiamo ammirare il suo massimo splendore.

La sapiente illuminazione, che si riflette come uno specchio sulle acque, crea un gioco di luci tali da rimanere senza fiato.
I colori, delle luci e del mercato, delle sue bancarelle, del suo cibo cotto per strada non può non affascinare.
La chiassosità cinese, più moderata che nelle grandi metropoli, in questa piccola città mette allegria.
I piccoli intrattenimenti per i vicoli e le stradine tengono compagnia al turista nella piacevole visita che ne rende l’esperienza imperdibile.
E così, di notte, Fenghuang par proprio una fenice, che all’apice della sua bellezza, brucia per poi rinascere dalle sue ceneri il mattino seguente.

Come arrivare

Eccoci arrivati alla nota dolente…
Più che come arrivare, vi racconto di come ci sono arrivata io.
Spostarsi in Cina, salvo le grandi città, non è che sia proprio così semplice.
Le distanze enormi, i collegamenti talvolta inesistenti e la non conoscenza della lingua inglese da parte della maggioranza della popolazione cinese, rende ogni viaggio incerto e non poco difficoltoso.
È mattina presto, prima dell’alba, quando decido di lasciare Ping’an Village con l’unico autobus che ci consente di arrivare in città, a Guilin.
Alla stazione degli autobus, poco prima di fare il biglietto, conosco un ragazzino che mi mette in mano una cartolina di Fenghuang e, col poco inglese che sa, mi fa capire che assolutamente devo andarci, non devo perdermi tale bellezza.
E così, armata di fogliolino con scritto sopra il nome in cinese 凤凰县 , compro il biglietto e salgo sull’autobus.

Non è difficile capire come funzionano gli spostamenti, il segreto è, appena saliti, far leggere il nome della città all’autista che insieme ai suoi colleghi crea fermate immaginarie nel loro percorso, scambiandosi i passeggeri sui cigli delle strade.
Sballottati tra un autobus e un altro, ad un certo punto qualcosa non funziona e mi ritrovo in una stazione degli autobus di una città di cui ancora oggi non conosco il nome.
Tramite gesti (siamo italiani, sopravviviamo ovunque) riesco a capire che la piccola città ha due stazioni degli autobus, distanti tra loro circa 15-20 minuti.
Inizia, così una lunga trafila di rimpallo tra le due stazioni durata circa 2 ore, 2 ore e mezza.
Disperata, stremata, abbastanza nervosetta, riesco a farmi chiamare l’unica persona che nel villaggio parla inglese, e così, si scopre che da quella città partono autobus per un’unica destinazione.
Arrivati a destinazione, con l’aiuto dell’autista, salgo su un taxi, che in poco meno di due ore mi porterà a Fenghuang.
Partenza ore 5:30 circa;
Arrivo ore 00:00 circa;
Km in teoria 530, in pratica non so…

4 Replies to “Fenghuang, la città fenice”

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