Il 25 aprile ognuno lo passa un po’ come gli pare.
C’è chi prende il giorno rosso sul calendario, tanto per non andare a lavorare, e c’è chi ricorda la storia.
Io questo anno l’ho passato così, immaginandomi di essere in un paesino sperduto a ridosso della Linea Gotica dove l’attività principale era lavorare in una fabbrica di ordigni militari.
E così scelgo di andare a visitare la ex SMI (Società Metallurgica Italiana) a Campo Tizzoro.
Benché le origini dell’agglomerato urbano siano remote, il paesino così come lo conosciamo nasce proprio in occasione dell’insediamento industriale, rivoluzionando un po’ quella che in quel periodo era la creazione di una città.
Ossia, l’insediamento di attività produttive faceva in seguito scaturire attorno ad esse attività collaterali e di conseguenza unità abitative.
Perciò, nel 1910, in soli 6 mesi, si pensò prima a costruire gli alloggi che dovevano ospitare buona parte degli oltre 7000 operai e in seguito la fabbrica stessa.

La SMI divenne ben presto una delle industrie di produzione bellica più importanti del novecento, tanto che fu necessario pensare di costruire un rifugio antiaereo che proteggesse la popolazione e gli operai da bombardamenti e attacchi chimici.
Perciò nel 1937 iniziarono i lavori che furono completati nel 1939.
Il tunnel, scavato nella roccia viva ad una profondità di 22 metri, si snoda per oltre 2 chilometri.

I vari accessi al rifugio posti nei punti strategici come la fabbrica e le scuole consentivano, dopo i tre squilli di sirena, alla popolazione di Campo Tizzoro di trovare protezione in meno di tre minuti.
Le gallerie furono studiate nei minimi dettagli per consentire la sopravvivenza di 7000 persone per circa sei mesi, con stoccaggio di generi alimentari, infermeria, locali per la decontaminazione chimica e una cappella religiosa dedicata a Santa Maria.

Al terzo squillo dell’allarme si apre la visita guidata ai sotterranei.
Una scala elicoidale ci fa accedere al tunnel.
Già dopo solamente una decina di gradini la temperatura inizia a cambiare arrivando ai 10 gradi presenti nelle gallerie.
I locali si presentano immutati rendendo l’esperienza emozionante.
Le vecchie scritte contenti indicazioni di corretto comportamento in caso di lunga permanenza sono ancora leggibili sui muri.

Mentre camminiamo nei corridoi, passando davanti alle panche in cui gli operai aspettavano il cessato allarme, tra maschere antigas e infermerie, ci rendiamo subito conto che il rifugio fu pensato per rendere il più confortevole possibile la permanenza di quello che era il bene più importante della fabbrica, la forza lavoro e le sue famiglie.
Proseguendo la visita al museo, tra proiettili, fucili, spille da balia, ecc., la guida ci illustra infatti quella che era l’idea degli Orlando.
Costruire un modello di fabbrica che fosse una società perfetta.
Otto ore di lavoro e otto ore di riposo.
E tempo libero, da gestire tra attività sportive e ricreative.
Furono creati asili nido e scuole ed un istituto tecnico superiore che formava operai specializzati.
Insomma, gli Orlando capirono ben presto che un operaio soddisfatto, felice e riposato è molto più produttivo.

La forza di questa fabbrica è nella qualità dell’operaio Smi.

Salvatore Orlando

Informazioni utili

Il museo si trova a Campo Tizzoro in viale Luigi Orlando 325.
Vi consiglio di prenotare la visita al 057365724.
Il costo del biglietto è 10€.
La visita è ad ingresso ridotto 8€ per:
over 65 e bambini da 7 a 14 anni.
Il rifugio antiaereo non è attualmente accessibile ai disabili a differenza del museo.
La temperatura nel rifugio è intorno ai 10°.
Indipendentemente dalla stagione vi consiglio un maglioncino ed un giubbotto.
Sito web SMI
Mi raccomando, conservate il biglietto che vi darà, entro un anno, diritto ad ingressi ridotti con altri musei convenzionati.
Chiedete informazioni direttamente alla biglietteria.

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